Vai al contenuto

KRONOCAOS. UN TENTATIVO DI DEFINIZIONE

di Massimo Dilevrano

La nascita di uno spazio di dialogo come quello di una rivista o un blog, oggi potrebbe essere percepito come un evento di scarsa importanza, scontato, per il semplice motivo di proporsi come una ripetizione di qualcosa che esiste già in circolazione e quindi non indispensabile a caratterizzare la trasmissione dell’informazione, di per sé già satura. Quindi la questione è come raggiungere la soglia di soddisfazione del pubblico, cioè come inserirsi nel loro tempo dedicato all’approfondimento culturale e politico rientrando nella selezione di ciò che vine reputato opportuno o inopportuno a trasferire quelle informazioni o competenze di consumo, indispensabili a coordinarsi nella dinamicità degli avvenimenti.

La validità di un blog o di una rivista, di conseguenza, è data nella misura in cui provoca nel campo dell’azione umana, una sospensione divergente dell’osservazione, cioè predispone l’individuo a mettere da parte le sue convinzioni e a radicalizzare la sua ricerca di risposte, presupponendo la legittimità del dubbio. Questo binomio — dialogo – dubbio — è necessario per superare i termini dati dalla serialità degli stimoli audiovisivi dell’entertainment, terreno fertile della fake news e della dilatazione di formule “clickbait”, votati al raggiungimento di quella condizione di felicità delle opinioni di massa, che ha condotto a parificare l’autorevolezza dello studio specialistico e dell’approfondimento serio, all’esigenza di intervenire sulla base dell’inoppugnabilità della versione “propria”. Questa alfabetizzazione digitale, dunque, è una proiezione della complessità del sapere, della problematizzazione di qualcosa; una contraddizione, insomma, se si la si considera come un fenomeno di ablazione della conoscenza a favore di un sapere parcellizzato e desultorio, in termini di appagamento generale, di certezze e di credenze sociali. L’alfabetizzazione digitale, però, nella sua contraddizione assolve ad una funzione base, di orientamento, di identificazione nella società, cioè compie un passo verso una seconda natura del sapere, necessaria a porre delle strategie di sopravvivenza nel profluvio di simboli, di rituali su cui tutti noi abbiamo organizzato la nostra società.

Quindi, da una parte la rete dei blog, delle riviste, dei giornali, dei social ecc. ci fornisce un sapere supposto, arrogante, inteso come mistificazione della conoscenza e dunque come principio di omologazione; dall’altra, invece, si presenta come un sapere necessario alla funzione di riconoscimento del rapporto tra l’individuo e la storia e la società in cui vive, pena la sua emarginazione.

***

Kronocaos vorrebbe inserisi in  questa dialettica, col suo portato di significato. Kronocaos è il tempo della creazione, dunque dell’intuizione, poi del pensiero, cioè della consapevolezza e subito dopo dell’istante che precede la realizzazione di quella creazione, di cui kronos caos sono artefici. Dunque Kronocaos è la manifestazione della creazione nel suo risultato finale, nella sua rappresentazione conclusiva.

Pertanto, il caos senza il tempo sarebbe una materia indistinta, inintelligibile, cioè manterrebbe la sua natura arcana e misteriosa; così come il tempo senza caos sarebbe uno spazio infinitamente piccolo e limitato.

___________________________________________________________________

Massimo Dilevrano (1989). Originario della provincia di Brindisi. Vive a Bari dal 2009, dove si è laureato in Lettere e Filologia Moderna.

Categorie

Visioni

Massimo Dilevrano Mostra tutti

massimodilevrano@gmail.com

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: