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«E quindi uscimmo a riveder le stelle»: speranza dantesca ai tempi del coronavirus.

di Luigi Bruni

“Salimmo su, el primo e  io secondo

   tanto ch’i vidi de le cose belle

   che porta l’ ciel, per un pertugio tondo.

   E quindi uscimmo a riveder le stelle”

  (La Divina commedia, Inferno,  Canto XXXIV, vv.136-139)

Si conclude così il viaggio di Dante e Virgilio nel primo dei tre regni ultraterreni, il più oscuro, quello che “nel pensier rinova la paura”, dello smarrimento, del buio della vista, soprattutto della mente.

I due poeti sono usciti scivolando sul dorso del male assoluto, Lucifero, lo hanno oltrepassato soffrendolo corporalmente ma anche analizzandolo nei gironi dove la più varia umanità, dai grandi eroi (Ulisse) alle gente comune è colpita allo stesso livello dalla giusta punizione per le pene commesse durante la vita; e ora finalmente vedono le stelle, la speranza, la fine, da cui nasce quello che Terzani chiamava “il mio inizio”, pensando al viaggio della sua vita. Dalla visione delle stelle il percorso continua verso l’espiazione del Purgatorio.

Mai come oggi il percorso dantesco è attuale, come dimostrano i numerosi utenti che sui social hanno citato, nelle ultime settimane, gli ultimi versi dell’Inferno: da fine febbraio viviamo questa drammatica emergenza dovuta alla pandemia da Covid 19, tristemente noto come coronavirus: le restrizioni dovute alla tutela della nostra salute e soprattutto il quotidiano ascolto di numeri sempre alti di contagiati e morti ci fa sentire sempre più soli e smarriti come Dante nel buio di un Inferno; non nell’Inferno di domani, di qualcosa che sarà di là da venire, ma nell’inferno del presente, del quotidiano, come rimarcava Calvino al termine de Le città invisibili, egli è proprio qui nella vita di tutti i giorni.

Il virus è il nostro Lucifero, è il male che ha invaso la nostra vita; è la malattia che mette tutti allo stesso livello: anziani, giovani, operai, industriali, politici, sportivi: nessuno di noi paga pene giuste, ma tutti siamo uguali nella sofferenza e nell’essere colpiti da questo flagello.

Dall’ombra dalla quale dobbiamo tornare a riveder le stelle nasce però una riflessione più profonda: è solo la realtà della quarantena quella dove è “oscuro il nostro vedere” come nel terzo canto davanti alla porta dell’Inferno, oppure la condizione di buio delle nostri menti è un qualcosa che vige nella società da prima della pandemia?

Il sonno della mente, come racconta il canto I, proemiale della prima cantica e di tutta la Commedia, inizia per Dante prima dello smarrirsi nella selva oscura: prima del buio, il poeta è già perso nel peccato, laicamente perso nei suoi errori e rimorsi: l’Inferno è anche l’inizio della soluzione per una “vita nova”: un percorso che si completerà con la Preghiera alla Vergine del XXXIII canto del Paradiso.

Impariamo questa lezione: quanti valori come il rispetto, l’amore per gli anziani, l’importanza della sanità, la forza di un abbraccio, dello stare insieme, non dare nulla per scontato, quanto di ciò avevamo perso ben prima del virus, del dramma, del viaggio?  In questo senso, credo questo dramma sia una occasione di cambiamento irripetibile.

Il 25 marzo 1300, inizio del viaggio dantesco, è la data scelta simbolicamente dal Consiglio dei Ministri, per celebrare una delle figure più importanti della nostra letteratura, da cui non si può prescindere. Nel contesto del Dantedì, il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha paragonato la nostra situazione all’uscita dantesca dall’Inferno, ribandendo in questo caso l’attualità del discorso dantesco e la necessità di celebrarne la figura, le opere e il pensiero.

La letteratura è da sempre una delle ancore più resistenti per ordinare il caos del mondo: può essere utopistico pensare che per tutti il percorso della malattia crei un mondo diverso da quello che c’era prima, come è stato il viaggio per Dante: ma tenere viva e analizzare la lezione dantesca, leggere e amare la Commedia, può essere un passo avanti rispetto al caos e uno più distante dall’Inferno, il nostro in questo caso. 

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Per questo articolo ho dialogato con :

Alighieri , Dante, La Divina commedia, Inferno,  a cura di Umberto Bosco, Canto XXXIV, vv.136-139, Le Monnier, Milano, 2002

Enrico, Malato,  Dante , Salerno Editrice,  Roma, 1999, ristampa 2009.

Italo, Calvino, Le città invisibili, Oscar Mondadori, Milano, 2016

Tiziano, Terzani,  La fine è il mio inizio, a cura di Folco Terzani,  Longanesi, Milano, 2006

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Luigi Bruni (1993). Nato a Bari.
Laureato con Lode in Lettere e Filologia moderna.
Insegna lettere e latino

Massimo Dilevrano Mostra tutti

massimodilevrano@gmail.com

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